Se c’è una cosa che ci insegnano Serge Gainsbourg e Jane Birkin è questa: la storia d’amore che ti cambia la vita può arrivare in qualsiasi momento, sotto qualsiasi forma, anche sotto quella di rimpiazzo dal dolore di una storia precedente, anche se la prima volta che lo vedi lo detesti e lo vorresti strozzare. Sembra impossibile pensarlo di una delle unioni più passionali e chiacchierate dei nostri tempi. Eppure tra questi due mostri sacri dello scandalo, tra queste due icone dell’amore fisico è andata così.  È il 1968: Serge ha 40 anni, è già un mito ed è reduce da una tormentata e dolorosa storia con Brigitte Bardot. Jane di anni ne ha 22, è un’attrice dalle gambe lunghissime con in curriculum una manciata di film (il più importante dei quali è Blow Up, di Michelangelo Antonioni) e un matrimonio già concluso con il musicista John Barry, sposato a 17 anni e da cui ha avuto una bambina, Kate. Con modalità e tempi diversi, sono entrambi due sopravvissuti col cuore spezzato, condizione, questa, che di solito non preannuncia nulla di buono, a meno che il destino non ci metta pesantemente lo zampino e se succede, allora poi per forza che ti convinci che tu e quell’uomo lì siete fatti l’uno per l’altra. Comunque, la prima volta che i due si incontrano è per lavoro: Serge deve girare un film intitolato Slogan e per la protagonista vorrebbe al suo fianco la sofisticatissima Marisa Berenson, mente il regista – Pierre Grimblat – pensa ad attrici come Charlotte Rampling e Jaqueline Bisset. Alla fine a spuntarla è una ragazza inglese molto ossuta, con i denti separati, i capelli in disordine, un abitino corto per nulla chic. Una, insomma, che non ha nulla della bellezza aristocratica della Berenson. Non solo, questa attrice inglese non parla una parola di francese, è completamente ignara del mito di Serge Gainsbourg tanto che la prima volta che si vedono gli storpia il nome chiamandolo Bourguignon. Lui reagisce trattandola malissimo. Più che amore, è odio a prima vista. “Fu terribilmente arrogante, sarcastico e presuntuoso”, ricorda Jane nel libro Per un pugno di gitanes. La seconda volta, tre settimane dopo, non va molto meglio: si incontrano a casa dei genitori di lui, dove Serge vive in attesa della ristrutturazione dell’appartamento di Rue de Verneuil. La sua stanza è tappezzata di poster di Brigitte Bardot, cosa che lascia Jane sconvolta, anche perché tra il primo e il secondo incontro la ragazza ha studiato: ha ascoltato le sue canzoni, ha letto i testi, ha finalmente capito con che tipo di uomo ha a che fare e lo trova a suo modo affascinante. Lui resta antipatico e indisponente come sopra. Spostandosi sul set le cose non migliorano, anzi: l’imbarazzo e il disagio di lei si fanno ancora più evidenti, soprattutto durante le scene di intimità. È qui che Jane – per disperazione o forse per l’intuizione, chissà -chiede al regista di organizzare una cena per loro due da soli, in modo da poter entrare più in confidenza. “Capisco benissimo che lui preferisca una come Marisa Berenson, ma è molto difficile recitare con qualcuno che apparentemente ti trova orribile”, dice a Grimblat, dove il colpo di genio sta in quel “apparentemente”: vuoi che una donna non si accorga quando l’ostilità nasconde invece attrazione?  Come sono andate le cose durante quella famosa cena è ormai leggenda: il tour per tutti i locali più malfamati di Parigi – quelli che accolgono trionfalmente solo le star o i frequentatori abituali: lui era entrambe le cose -, la corsa in taxi all’Hilton alle sei del mattino, lui che si addormenta ubriaco sul letto prima ancora di riuscire a baciarla. Prevedibile come solo le favole sanno esserlo, dopo quella notte diventano inseparabili.

Gainsbourg e Birkin stanno insieme dal 1969 fino a una mattina del 1980, quando lei fa le valigie e se ne va di casa, stanca “di essere una bambolina” e di vivere in un appartamento – quello di Rue de Verneuil, dove lui morirà nel 1991 – che è un vero e proprio museo, pieno zeppo di oggetti, quadri (alcuni raffiguranti Brigitte Bardot), partiti e pianoforti, luogo di culto per i fan, ma completamente inadatto per una famiglia composta allora da due adulti e due bambine (Charlotte nasce nel 1974). Dopo di lui Jane sposa il regista Jacques Doillon, da cui ha un’altra figlia, Lou. Serge si consola con Caroline Von Paulus, modella, nome d’arte Bambou. Gli undici anni in cui Gaisnbourg e Birkin stanno insieme sono ancora adesso l’esempio più esteticamente meraviglioso della relazione di un genio con la sua musa. Nelle sue mani lei diventa non solo cantante e attrice, ma il mezzo attraverso il quale lui può mettere in pratica le sue geniali fantasie e il suo desiderio di controllo. “Quando andavamo al ristorante era lui a decidere cosa ordinare. Prima, a casa, decideva lui quale vestito dovessi indossare. Il mondo, gli altri erano solo i nostro spettatori”, ricorda lei. Giovane e innamorata, Jane si lascia condurre, dirigere, forse anche un po’ manipolare. “Non ho mai pensato di poter avere una personalità mia stando vicino a lui”. È il prezzo che si paga vivendo accanto a un genio. In cambio si riceve passione, sesso, attenzioni fuori dal comune (“Riempiva la stanza di fori, faceva venire musicisti a suonare per me, in camera”), scenate epiche (celebre la volta in cui Jane, per farsi perdonare di averlo schiaffeggiato in pubblico, si butta nella Senna), dedizione totale (“Mi seguiva ovunque, non ci separavamo neanche per una settimana”), amore, divertimento (“È stato il primo uomo a preoccuparsi di sapere se stavo bene e se mi divertivo”). E scandalo. Je T’aime … Moi Non Plus sono quattro minuti di sospiri e mugolii che poco lasciano all’immaginazione. Quando, nel 1969, la canzone esce le reazioni sono ovunque le stesse: shock. Seguito a breve da censura in Spagna, Portogallo, Svezia, Brasile, Polonia, Inghilterra (le radio potevano trasmetterla solo dopo le 11 di sera). In Italia il distributore del disco viene scomunicato dal Vaticano. Per tutti Serge&Jane diventano il sinonimo in carne ed ossa della parola sesso. Vorace e senza freni, Gainsbourg esagera in tutto, nelle attenzioni così come nei vizi: troppo alcool, troppo fumo, troppe notti insonni. Anche se non più da compagna, Jane gli rimane sempre vicino, anche quando lui ha ormai evidenti e seri problemi di alcolismo, anche quando nel 1973, a soli 45 anni, ha il primo attacco di cuore (il secondo, nel 1991, sarà quello definitivo). Infastidita, preoccupata, impotente, anche scocciata: eppure i due rimangono sempre vicini. Se c’è una cosa che le donne intelligenti sanno è che un uomo lo puoi amare, non cambiare. Soprattutto uno come Gainsbourg. Sta a te decidere se ne vale la pena. Jane Birkin questo dubbio non ce l’ha mai avuto e ancora adesso, a chi le chiede come abbia fatto a sopportare per tanti anni lo spettacolo di un uomo che si stava uccidendo con le proprie mani, risponde: “perché la sua malattia era infinitamente più interessante della salute di chiunque altro”.

(Myself, dicembre 2011)

 

2 Responses to “Vogliamo la favola/Serge Gainsbourg e Jane Birkin”

  1. Minchia, fai venire voglia di conoscere tutte le storie d’amore.

  2. david scrive:

    rasserenanti anche questi due, per la prossima suggerisco la favola di Rosa e Olindo

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